martedì 22 novembre 2016

Al referendum del 4 dicembre l'invito è per votare SI

Dopo un'attenta riflessione Adelfia on-line, almeno il sottoscritto, in merito al referendum costituzionale del 4 dicembre voterà SI e invita i suoi lettori per questa opzione

La scelta è stata difficile e seppur le singole obiezioni proposte dai promotori del NO siano in parte valide, complessivamente la riforma è a mio modesto avviso da accettare.

Le motivazioni sono varie e cercherò di essere sintetico.
1) Si mette fine al bicameralismo perfetto. Chi è nel settore della consulenza aziendale e per lavoro segue gli iter legislativi, vede in quel ping pong tra camere la ricerca di continui compromessi politici che rendono il nostro sistema legislativo pieno di commi e paragrafi. Questa modalità rende le norme incomprensibili anche per chi le scrive. Il problema infatti non è nella velocità nel fare le leggi, ma nella qualità delle stesse.
Un esempio dovrebbe far riflettere in merito. Legge sulle unioni civili e introduzione della stepchild adoption. Presente alla camera nella legge Cirinnà, dopo accordi con le opposizioni fino all'ultimo minuto.
E' bastato il mal di pancia di una parte dell'elettorato di un partito, per aver visto la stepchild adoption stralciata.
Risultato, legge monca (ora immaginate questa logica adottata in ogni legge amministrativa) e responsabilità politica non individuabile

2) Introduzione nel nostro ordinamento del referendum propositivo. Finalmente i cittadini non sono più chiamati solo ad abrogare leggi che non piacciono, ma possono proporre di fare le leggi, cosa diversa dalla semplice proposta di disegno di legge. In questo ultimo caso, il parlamento ha sempre insabbiato qualsiasi proposta. Infatti dal '48 a oggi nessuna proposta di iniziativa popolare è mai diventata poi legge. Nel caso del Referendum propositivo, i cittadini potranno presentare proposte di legge da sottoporre a referendum. Pensiamo ad esempio alla richiesta di vietare ai medici di essere contemporaneamente nel pubblico o nel privato o all'eliminazione dell'obiezione di coscienza. Le proposte sono infinite,

3) Referendum Abrogativo cambio dei quorum. Finalmente il sistema di calcolo non prevederà più che a votare vadano il 50%+1 del corpo elettorale ma la maggioranza di coloro che all'ultima tornata elettorale hanno votato. Pertanto chi decide di rimanere a casa e non vuole più votare non avrà più il potere di decidere indirettamente per gli altri. Esiste un SI e un NO e non si può usare l'astensione come un'arma per lasciare lo status quo. La legge sulla procreazione assistita dopo 10 anni, smontata pezzo pezzo dalla consulta, grida vendetta perchè per servire il Vaticano adesso siamo chiamati a risarcimenti milionari.

4) Ritorno in capo allo stato centrale del potere di legiferare su ambiente, territorio, energia ecc.
Per molti è visto come una dannazione. In realtà si tratta di tornare a prima della riforma del titolo V del 2001. Quello che per intenderci ha dato avvio alla creazione di 20 stati nello stato, con potere di legiferare (e sprecare) in maniera difforme. Nel Lazio per poter fare una professione serve un'iscrizione, previo corso, che in Puglia non serve e viceversa. Lascio al lettore capire il perchè.
Prima di iniziare un'attività non basta leggere la norma nazionale, ma bisogna vedere come una determinata regione ha predisposto l'iter, spesso prevaricando e aprendo contenziosi con lo stato centrale. PURA FOLLIA.
Non da ultimo non è possibile vedere una Regione Verde come la Puglia attaccata a una che fa del petrolio la sua fonte maggiore di introiti (Basilicata). Manca un disegno di fondo che crea disarmonie legislative ed economiche.
Non infierisco sulla questione sprechi a livello regionale di cui le cronache sono piene. Il titolo V e la sua riforma sono stati un fallimento. Non riconoscerlo significa essere in mala fede.

5) Eliminazione del CNEL e retribuzione dei consiglieri regionali controllati dallo stato centrale.
Fino a oggi abbiamo assistito a governi regionali che si alzavano gli stipendi a proprio piacimento, Con la riforma, gli stessi percepiranno retribuzioni in funzione di quello che percepisce il sindaco della città capoluogo. Quest'ultima retribuzione è legata a legge di valore nazionale in funzione della popolazione e quindi non è a discrezione di soggetti locali,

6) Meglio senatori con elezione di secondo livello (ossia nominati sul territorio in quanto consiglieri regionali o sindaci) piuttosto che scelti direttamente dai partiti con leggi elettorali disastrose. E in ogni caso i senatori non potranno più influire sulle leggi ordinarie, mentre avranno un peso solo per quelle costituzionali. In questo ultimo caso è evidente che è molto più improbabile che la maggioranza nazionale si riproporrà a livello locale,

Questi sono i punti, che più di altri hanno fatto propendere per il SI. Ovviamente non sono portatore di verità e probabilmente il 4 dicembre dimostrerà che sono minoranza.
Ma la coscienza mi inpone di essere onesto

Antonio Di Gilio

PS Non sono iscritto al PD nè faccio parte di poteri occulti




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