mercoledì 18 gennaio 2017

Niente nido per i non viccinati: il TAR da ragione al Comune di Trieste

Prima sentenza da un giudice amministrativo sull'opportunità di escludere dalle aule i bambini non vaccinati.  Il Comune di Trieste è stata la prima amministrazione italiana a decidere di vietare i nidi ai non vaccinati .


Il Tar del Friuli Venezia Giulia si è espresso con sentenza 20/2017 sul ricorso di due famiglie che contestavano la delibera del consiglio comunale di Trieste con la quale si pone come requisito per entrare alle scuole d'infanzia comunali e convenzionate l'aver fatto le vaccinazioni obbligatorie, cioè quelle contro poliomielite, difterite, tetano ed epatite B. In questo caso, secondo il Tribunale amministrativo regionale, la prevenzione delle malattie e la tutela dei bambini iscritti prevale su quella dei figli di chi ha fatto ricorso.

La sentenza afferma che  l'interesse individuale, "pur rispettabile e tutelabile", soccombe di fronte a quello pubblico. Le famiglie ricorrenti avevano sostenuto che il rischio delle vaccinazioni oggi è superiore a quello di contrarle oltre indicando la mancata competenza del comune. Ma per i giudici "Ciò può essere vero solamente in presenza di una rilevante percentuale della popolazione che si vaccina", e cioè del cosiddetto effetto gregge. E "non si può peraltro fare a meno di considerare che la situazione è mutata nel tempo, sia per la oggettivamente minore, rispetto al passato, copertura vaccinale in Europa e in queste zone, sia per i più frequenti contatti che necessariamente si hanno con soggetti provenienti da Paesi in cui le malattie sopra indicate sono ancora presenti". Oltretutto, continuano, che "ci sono bambini che per problemi di salute non possono vaccinarsi e se gli agenti patogeni circolano perché anche i loro compagni non fanno la prevenzione rischiano di ammalarsi in modo serio."

Pertanto si apre la possibilità a tutte le amministrazioni comunali, in attesa del legislatore nazionale ce legiferi sulla questione di regolamentare la situazione per i propri asili.

Qual è la posizione della nostra amministrazione a riguardo?

Antonio Di Gilio