giovedì 28 febbraio 2013

I costituzionalisti avevano ragione. Antonacci l'ha ammesso.

A più di un mese dal giorno in cui questo blog ha detto a tutti gli adelfiesi la verità su quello che sarebbe successo in caso di elezione del sindaco Antonacci al Senato (link), è lo stesso sindaco ad ammettere che avevamo ragione sulla legge 148/2011.
Lo aveva già fatto due giorni fa sulla sua pagina Facebook (link) in politichese, oggi in italiano.
Questa mattina è stata pubblicata sulla Gazzetta del mezzogiorno una sua intervista post-elezioni.
(cliccate sull'immagine per ingrandire e leggere correttamente, se non riuscite cliccate qui: link)


"Se fossi stato eletto ci avrei pensato due volte a scegliere il Senato mandando al voto il mio Comune, Adelfia".

Ah sì? E perché durante la campagna elettorale non ha fatto altro che negare, su internet e nelle strade, la sicura applicazione di questa norma, definita da lei controversa, ambigua e bizzarra, al contrario del sindaco di Albinea (Emilia Romagna), Antonella Incerti, anche lei del PD, che dimostrando responsabilità oltre un mese fa confessò che in caso di elezione sarebbe decaduta: link?
Vari esponenti del PD in tutta Italia contestavano la deroga che lei, insieme altri sindaci, ha ricevuto a dicembre, proprio perché, in virtù di questa norma, il Regolamento delle primarie del PD già prevedeva la non candidabilità per i sindaci dei comuni al di sopra dei 5000 abitanti. Nonostante tutto, lei il 27 gennaio su Facebook ha definito la legge "sconosciuta". Sconosciuta ai cittadini, certamente non a lei.

Nota esplicativa dell'ANCI (link), sentenza della Corte Costituzionale (link), manuale delle elezioni diffuso dalla Camera dei deputati (link), email del Senato (link). Nulla è servito ad ammettere il vero.

Signor sindaco, lei sarebbe stato pronto a disattendere il suo mandato assegnatole da 6345 cittadini per andare al Senato. E' facile dire solo adesso che ci avrebbe pensato due volte, non le crede nessuno. Non ha dato una sola risposta a chi le chiedeva cosa avrebbe fatto nel caso in cui fosse stato costretto a scegliere una delle due cariche, e nel suo ufficio ci sono interrogazioni scritte, scadute ed ancora inevase.

Per questa storia, io ed Antonio siamo stati accusati di voler innalzarci a "costituzionalisti" (su questo, ci tengo a far notare che stiamo parlando di una legge ordinaria dello Stato, quindi la Costituzione non c'entra nulla). Qualcuno ha creduto ciecamente alle parole del sindaco, qualcun altro ha detto che volevamo gettare fango su di lui e sull'amministrazione, altri ci hanno invitato a smettere di "tediare" le persone.
E' chiaro che da un lato c'è chi preferisce non informare i cittadini, mentre dall'altro lato c'è chi preferisce una rassicurante bugia piuttosto che una scomoda verità.
Questo è il trattamento che riceve chi cerca di fare un minimo di vera informazione per la cittadinanza.
Sarà il caso, adesso, che qualcuno chieda scusa.

Vincenzo Prudente
Antonio Di Gilio